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Royal Huisman Ngoni

«Costruitemi una bestia, non costruitemi un agnello travestito da lupo. Dovrà essere un’arma letale e innovativa. Qualcosa di veramente fast and furious».

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È stato questo il brief che l’armatore di Ngoni ha dato a cantiere e progettista, rispettivamente Royal Huisman e Ed Dubois, per la costruzione della sua nuova barca.

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Velista di grande esperienza (al suo attivo anche vittorie alla Cowes Week e alla Commodores’ Cup), l’armatore aveva le idee chiarissime e non ha accettato compromessi. Quando Dubois gli ha presentato un primo progetto con uno scafo tirato, ma tutto sommato classico, lo ha liquidato con un semplice: «puoi fare di meglio».

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La risposta del compianto designer inglese non si è fatta attendere: il nuovo progetto era quello di un 58 metri con cavallino rovescio nella prima parte che diventa poi concavo a prua della deckhouse.

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Non contento del risultato ottenuto con Dubois, l’armatore ha deciso di osare anche per gli interni. Ha chiamato Rick Baker e Paul Morgan che da oltre vent’anni si occupano dell’arredo delle sue case e dei suoi uffici e gli ha chiesto se avevano voglia di occuparsi dell’interior design.

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Una sfida che i due hanno accettato volentieri e che li ha lanciati, in un attimo, nell’Olimpo degli interior yacht designer. Anche in questo caso il brief era semplice, ma perentorio: «Non disegnate uno dei soliti interior design. Voglio che sia qualcosa di curvo e morbido, intervallato da dettagli integrati e da materiali unici. Interni che siano decisi, ma con tocchi di colore forti».

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Il risultato finale è un capolavoro di design che, unito a un rigging di altissimo livello tecnologico (l’albero a cinque ordini di crocette è in carbonio ed è alto 75 metri), ha dato vita a una barca che lascerà il segno. Linee d’acqua affascinanti e decise a parte, la richiesta dell’armatore di non avere un sundeck ha lasciato spazio a una deck house avveniristica con vetri laterali perfettamente curvi che, oltre ad essere un capolavoro di ingegneria, consente di restare sempre in contatto con l’ambiente esterno.

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Baker e Morgan, alla loro prima esperienza nautica, hanno davvero dato il meglio di sé negli interni, che per la cronaca hanno solo tre cabine doppie, mostrando come si possa fare tabula rasa dei capisaldi dello yacht design, soprattutto di quello velico, ottenendo risultati mirabolanti, ma senza eccessi. Anzi, la loro fortuna è stata probabilmente proprio quella di non aver mai lavorato in campo nautico.

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Questo, unito alla grande collaborazione fornita da Royal Huisman, ha permesso di dare nuovi input a questo settore un po’ troppo fedele a se stesso. Le linee sono per lo più essenziali e gran parte del design è giocato sulla tattilità dei materiali, sulla loro unicità e sulla loro lavorazione.

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Molti pannelli usati per le porte degli armadi o per  decorare le testate dei letti, per esempio, sono quelli in resina, metallo e calcare dell’inglese Officina Coppola che, insieme ai bordi del bancone del bar in metallo scolpito sono a metà strada tra gli elementi d’arredo e le opere d’arte. Perché l’unicità di Ngoni è data proprio dai dettagli come il legno a spacco intorno alla scala che collega i due ponti; le maniglie delle porte fatte a mano e firmate da J.C. Birtles, i marmi di alcuni bagni dipinti a mano e firmati Davique.

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Tutti marchi d’eccezione, ma poco in voga nel mondo nautico. Anche la scelta delle opere d’arte e la loro collocazione a bordo sono decisamente inconvenzionali. Sulla parete in fondo alla deckhouse c’è un collage del brasiliano Vik Muniz che rappresenta un paesaggio marino mentre nel salone sono sapientemente parsi pezzi insoliti come il rinoceronte appeso di Stefano Bombardieri o il busto di una donna in bikini con in testa una cuffia Anni 60 che sembra un carciofo e che è accanto al tavolo da pranzo, come un convitato eccentrico.

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Ngoni vive insomma con nonchalance la sua doppia identità di yacht da regata e da crociera e le sue aree esterne ne sono una palese dimostrazione. Accanto alla postazione di comando con doppi timoni manuali in carbonio e al boma supertecnologico convivono infatti ampie aree relax e una grande scalinata di poppa che ha anche funzione di beach area ed è collegata alla suite armatoriale tramite un passaggio segreto.

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Durante la sua prima stagione in Mediterraneo tutte queste caratteristiche sono valse a Ngoni il soprannome di The Beast (La Bestia, ndr). Un soprannome meritato per una barca che è indubbiamente l’ultimo capolavoro di Dubois. Lo yacht designer inglese, del resto, lo aveva detto senza mezzi termini: «Questo è uno di quegli yacht superinnovativi che, grazie a un armatore lungimirante, sono il sogno di ogni progettista», un sogno che per lui è diventato realtà, anche se non ha fatto