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La Coppa America di Land Rover BAR

Mille sensori distribuiti sulle tre barche che misurano ogni parametro. Sedici gigabyte al giorno d’informazioni raccolte. Cento terabyte all’anno di dati analizzati.

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Con l’avvento dei multiscafi, e soprattutto dei foils, la Coppa America è stata al centro di una trasformazione radicale nella quale l’apporto della tecnologia sta giocando un ruolo chiave. Quello che abbiamo visto alla 34° edizione dell’America’s Cup non è niente se confrontato a quello che vedremo nel giro di qualche mese a Bermuda. I progressi compiuti sono mostruosi e la nuova classe ACC lo conferma. Basta vedere l’approccio di Team Land Rover BAR per toccare con mano questo cambio di marcia.

Land Rover BAR - Infografica copia

Il team britannico guidato da Sir Ben Ainsle ha fatto tesoro della grande esperienza maturata in campo automobilistico da Land Rover per mettere a punto il progetto del multiscafo che schiererà al via. «Per vincere la Coppa America non è più sufficiente essere un bravo velista se non puoi contare su una barca veloce» commenta Mauricio Munoz. Ingegnere, Munoz ha una laurea conseguita al MIT di Boston e sta fornendo il suo contributo allo sviluppo del progetto dell’auto a guida autonoma in evoluzione presso Jaguar-Land Rover. L’auto del futuro incontra la vela del presente. Non è un gioco di parole ma la realtà sulla quale si è articolato il lavoro di ricerca espresso da Munoz in stretta collaborazione con il design team e l’equipaggio. «La parte più esaltante di questo progetto risiede proprio nella gestione e nella capacità di analisi dei dati utili per migliorare le performance della barca. Il tutto tenendo in considerazione le numerose variabili che intervengono e che possono impattare sulle prestazioni dello scafo. Basti pensare che se si fa navigare una barca in due giornate diverse, a parità di condizioni, alla fine si ottengono valori completamenti differenti. Ricorrendo all’apprendimento automatico, e grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, ci poniamo quindi l’obiettivo di analizzare questa enorme quantità di dati per trovare le risposte che servono», aggiunge Munoz.

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Non ci possono essere margini di errore quando si ha a che fare con barche della lunghezza di 15 metri che volano nel vero senso della parola a oltre 85 chilometri l’ora grazie all’azione di una vela rigida che ha la forma e le dimensioni di un’ala di un Boeing 737. Qualcuno ha definito la Coppa America qualcosa di molto simile alla Formula Uno. «Vero. Le analogie sono molte», commenta Martin Whitmarsh, Ceo di Team Land Rover BAR e 25 anni di esperienza in Formula Uno, molti dei quali come team principal della McLaren. «La ricerca delle performance, l’impiego di materiali raffinati sono solo alcuni degli aspetti che mettono in relazione questi due mondi», prosegue Whitmarsh.

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A fare la differenza però c’è un aspetto sostanziale: in Formula Uno le monoposto gareggiano seguendo un tracciato ben definito e maggiore è l’aderenza migliore sarà l’assetto dell’auto. Al contrario in Coppa America tutto si giocherà sulla capacità di ridurre al minimo l’attrito facendo letteralmente volare lo scafo sulla superficie dell’acqua all’interno di un campo di regata dove non esistono tracciati da seguire e sul quale intervengono fattori esterni quali il moto ondoso e il vento. Facile a dirsi ma molto complesso nella realtà quando si ha a che fare con uno scafo di questa potenza con un dislocamento di qualche tonnellata che sfreccia a 85 km/h.

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Ecco dunque che il progetto si arricchisce di nuovi contenuti legati all’aerodinamica, alla fluidodinamica computazionale, all’interfaccia uomo-macchina rendendo sempre più sottile la linea di confine tra il mondo dell’auto e quello della vela. Un tema, questo, sul quale Land Rover ha fatto sentire il suo peso. I tecnici della casa britannica hanno lavorato sulla gigantesca ala, alta più di 23 metri, con tutte le conoscenze di aerodinamica e di tecnologia informatica acquisite nella progettazione di automobili, inclusa la nuova Discovery.

The BAR Americas Cup Team.   Credit: Mark Lloyd/

The BAR Americas Cup Team.
Credit: Mark Lloyd/

Nel dettaglio, grazie a un particolare programma, è stato possibile esplorare e analizzare nel dettaglio le prestazioni dinamiche dell’ala, osservando in ciascun test 80 milioni di celle computazionali, che forniranno risultati decisivi per ottenere le migliori prestazioni. «Questo procedimento è simile a quello che impieghiamo in Jaguar Land Rover per studiare la risposta dei veicoli alle alte velocità», afferma Tony Harper, Director of Research di Jaguar Land Rover. «In quel caso il nostro obiettivo» continua Harper «è minimizzare gli effetti della deformazione aerodinamica sulle superfici dell’auto, per limitare i consumi»,