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Fabio Bertini racconta le affinità marine dell’orologeria

Storico collaboratore di Pisa Orologeria, Fabio Bertini è oggi considerato tra le figure di massimo rilievo, nonché un punto di riferimento nel settore orologiero.

Quali sono gli elementi che sanciscono l’unione tra il mare e l’orologeria?

«L’orologio, oggi diventato un oggetto del desiderio e un vezzo, nasce in realtà come uno strumento.

L’uomo, prima ancora che inventasse la ruota, aveva già stabilito un forte legame con il mare, inteso sia come fonte di nutrimento, sia come spazio da navigare per dare vita al commercio. E in quest’ultimo caso con il passare dei secoli il fattore tempo è diventato sempre più importante, spingendo l’uomo a cercare soluzioni per misurarlo con maggior precisione.

Non è un caso che personaggi del calibro di Abraham-Louis Breguet venissero insigniti del titolo di orologiai della Marina reale francese. E molte case orologiere – mi viene in mente A. Lange & Söhne – hanno scritto importanti pagine di storia sviluppando proprio cronometri da marina».

Cosa è cambiato con l’avvento dell’orologio da polso?

«Si apre un nuovo importante capitolo. L’orologio esce dalle tasche per finire al polso. Siamo negli Anni 20 del secolo scorso. Il mare nel frattempo si era avvicinato ancora di più alle attività umane, sia quelle ricreative, sia professionali. Alla fine degli Anni 20 Hans Wilsdorf, fondatore di Rolex, ebbe l’intuizione di dotare la nuotatrice Mercedes Gleitze, impegnata nella traversata a nuoto della Manica, di un orologio Oyster.

Fu l’inizio di una nuova era per l’orologeria. In un’epoca analogica, e non digitale, come quella di allora, l’orologeria fu costretta a far fronte a queste nuove necessità accelerando sul pedale della ricerca per mettere a punto segnatempo resistenti all’acqua. Un progresso che ha permesso all’intero settore di fare un salto di qualità».

In quali termini?

«Limitare il ragionamento all’impermeabilità all’acqua offre una visione parziale del traguardo. Alla fine degli Anni 60 ricordo che uno dei problemi maggiori era la presenza di granelli di polvere all’interno del movimento, che in più di un’occasione ne pregiudicavano il corretto funzionamento. L’avvento delle casse impermeabili ha permesso di trovare una risposta concreta a questi problemi, garantendo così una maggiore protezione al cuore meccanico anche di quei segnatempo concepiti non solo per uno specifico utilizzo in mare».

Oltre agli aspetti tecnici, come mai questa tipologia di offerta esercita oggi un grande fascino?

«Il mare ha una grande valenza simbolica. E ognuno di noi ne ricava un’interpretazione molto personale, direi intima. Può essere un ricordo custodito nella memoria, un’emozione vissuta, un tramonto. Momenti che rivivono in un orologio che diventa anche un compagno di viaggio».