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C’è voglia di Italia. Solo che a volte ce ne dimentichiamo. Basta varcare i confini e andare all’estero per averne la consapevolezza. È più di una sensazione. E i numeri lo confermano. Scorrendo i dati elaborati dal Mibact, nel 2017 il numero dei turisti che hanno visitato l’Italia è cresciuto del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Una boccata d’ossigeno importante per il Pil dell’Italia dal momento che il turismo incide per l’11 per cento. E le prospettive lasciano intendere uno scenario altrettanto ottimistico. Per il 2018 l’Unwto stima un incremento dei flussi, a livello mondiale, del 4/5 per cento, il che lascia intendere un ulteriore beneficio per il Belpaese. Una fame d’Italia che non si limita solo al concetto di turismo e si estende anche in altri ambiti, nautica inclusa. Una lunga premessa per introdurre il concetto legato al grande valore aggiunto di un settore che riunisce all’interno di un unico prodotto quanto di meglio l’Italia è in grado di offrire. Lo abbiamo toccato con mano all’ultima edizione della Design Week che ha visto arrivare davanti al palazzo de La Triennale di Milano l’Azimut S7 che, con i suoi 21 metri di lunghezza, è forse lo scafo più grande mai approdato nel capoluogo milanese.

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Un segnale forte a testimoniare come il termine design sia diventato a tutti gli effetti un ponte che mette in comunicazione, azzerandone le distanze, mondi diversi e apparentemente lontani. In quest’ottica Sanlorenzo è stato, ed è tuttora, un vero e proprio trend setter. Il cantiere ligure nel 2009 presentò l’SL 100, con gli interni di Dordoni Architetti e nel corso degli anni ha avuto il merito di coinvolgere altri grandi del mondo del design e dell’architettura, non ultimo Piero Lissoni chiamato in causa per sviluppare il progetto del nuovo SX 88. C’è poi che si è spinto oltre.

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È il caso di Lapo Elkann che ha “riportato alla luce” una stazione di servizio Agip concepita negli Anni 50 dall’architetto Mario Bacciocchi e oggi tornata a nuova vita grazie al contributo dell’architetto Michele De Lucchi. Un luogo che nelle intenzioni di Elkann non vuole essere un tributo al passato, ma un laboratorio proiettato nel futuro dove la creatività e l’estro possono trovare e dare sostanza a progetti speciali nel mondo dell’automotive così come della nautica e del trasporto aereo privato. Un vero e proprio movimento che l’imprenditore ha voluto battezzare con il nome di Dolce Vita 4.0