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Yacht e auto uniti nel design

Da inesauribile fonte d’ispirazione il mondo dell’automotive oggi entra nella nautica introducendo nuove soluzioni tecniche e stilistiche. E fa subito tendenza, soprattutto nel giorno di apertura dell’88° Salone dell’auto di Ginevra

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Quanta influenza esercita il mondo dell’automotive sullo yacht design? Osservando i molti progetti apparsi sulla scena negli ultimi 15 anni si può affermare senza ombra di dubbio che il processo di osmosi tra questi due mondi si è intensificato. D’altronde gli elementi in comune sono molti. Da gran turismo a coupè a spider basti pensare solo ai tanti nomi di chiara impronta automobilistica che di volta in volta hanno accompagnato l’ingresso sulla scena di nuove imbarcazioni. Un concetto questo che non si limita solo alla sfera del vocabolario ma che tocca anche altri temi. Sono sempre di più oggi le case automobilistiche che guardano alla nautica con estremo interesse. Le ragioni che si celano dietro questo fenomeno sono molte. E arrivano da molti lontano. Basta andare indietro negli anni e scoprire per esempio che negli Anni 90 Riva aveva presentato un modello, il Riva Ferrari 32, i cui codici stilistici, oltre all’inconfondibile rosso marchio di fabbrica della casa di Maranello e al logo con il Cavallino Rampante, attingevano alla Testarossa ed erano evidenziati sulle fiancate e sul disegno della poppa.

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Tra le novità introdotte su questo modello realizzato in 40 esemplari uno spoiler in carbonio. Ma andando ancora più indietro nel tempo emerge che il legame tra auto e barche era già alla ribalta nei primi anni del secolo scorso. Nel 1904 il Principato di Monaco ospitò la prima competizione motonautica della storia. All’epoca proprio il mare e le corse dei canot automobiles rappresentavano un prezioso banco di prova per testare l’efficienza dei primi motori a scoppio. Prima ancora che sui circuiti le aziende della nascente industria automobilistica concentravano i loro sforzi  sulla messa a punto di nuove soluzioni tecniche con l’obiettivo di salire sul gradino più alto del podio. Le cronache dell’epoca riportano che sulla linea di partenza erano schierati scafi quali il Fiat-XV, oppure il Mercedes Florio, e ancora il Daimler II e III, il Mercedes-DL fino al Wolseley-Siddeley di proprietà di John Siddeley barone di Kenilworth e fondatore del marchio Austin. Ma non erano gli unici. Tra gli iscritti di quel momento epico che visse l’apice tra il 1904 e il 908 figuravano altri nomi eccellenti quali Renault, Peugeot, Delahaye. All’appello non poteva non mancare Vincenzo Lancia che tra gli anni 60 e 70 equipaggiò con il motore V6 della Flaminia uno racer tre punti risultato vincitore in diversi gran premi. E proprio sul fronte delle motorizzazioni che si è giocata la partita più importante. In anni più recenti tra il 1980 e il 1990 i cavalli dei motori Lamborghini e Isotta Fraschini, solo per fare qualche esempio, hanno spinto i bolidi impegnati nelle gare offshore. Una lunga premessa necessaria per comprendere le profonde radici di un legame che oggi trova nuova linfa proprio nel design. Una contaminazione che per esempio ha in Pininfarina uno tra gli interlocutori più dinamici.

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Dopo l’esperienza con Magnum e il cantiere Primatist oggi lo studio di design è tornato alla ribalta con diversi progetti. Tra questi l’85 metri firmato per Fincantieri Yachts, gli interni del nuovo WallyCento Tango e le linee di Aurea un 70 metri concepito per Rossinavi. Ci sono invece voluti quattro anni di sviluppo per vedere nascere la prima vera Freccia d’Argento del mare. L’Arrow460-Granturismo di Silver Arrows Marine è un 14 metri che incarna alla perfezione lo stile della casa tedesca. A fare la differenza il coinvolgimento di Mercedes-Benz Style che ha curato il design. “Insieme a Silver Arrows Marine abbiamo sviluppato un concetto totalmente nuovo di imbarcazione” commenta Gorden Wagener, Chief Design Officer Daimler AG, che aggiunge “La “freccia d’argento dei mari” incarna il linguaggio di design di Mercedes-Benz portando sul mare la sensualità dinamica che ci contraddistingue.

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L’Arrow460-Granturismo colpisce per la personalità tanto in mare quanto all’ormeggio”. I richiami con i modelli prodotti dalla Casa di Stoccarda non mancano. A iniziare dal profilo dal quale si evidenzia un gioco di linee concave e convesse che oltre a restituire un design dinamico, rappresenta la vera cifra stilistica di Mercedes. Inoltre il tetto e i montanti anteriori con l’ampio parabrezza frontale e le grandi superfici vetrate laterali sono un altro richiamo alle forme e proporzioni automobilistiche, per la prima volta introdotte nel mondo della nautica. “Non volevamo un’altra barca, volevamo sviluppare un nuovo concetto”, ha dichiarato Paolo Bonaveri Direttore Marketing e Comunicazione di Silver Arrows Marine.

“Con Mercedes-Benz Style” aggiunge Bonaveri “abbiamo lavorato sulla filosofia, sui materiali su ogni singolo dettaglio. Questo lavoro di ricerca e di sviluppo è stato fondamentale per creare quello che per noi è il concetto Granturismo”. Una ricerca che ha toccato tutti gli aspetti compresa la verniciatura che esalta la “carrozzeria” dell’Arrow460-Granturismo. Un modo per mettere in rilievo le superfici laterali che su precisa richiesta dei designer di Mercedes-Benz non doveva evidenziare nessuna connessione visibile  fra coperta e scafo come avviene solitamente. Molti aspetti e dettagli dell’Arrow460-Granturismo” commenta Ron Gibbs, Presidente di Silver Arrows Marine, “sono unici, dal suo concetto al più piccolo dettaglio tutto è stato pensato per essere all’altezza del nome.

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È uno yacht a motore con una personalità che abbraccia veramente la vita in mare, unendo la migliore ingegneria navale con le innovazioni e l’eleganza indiscutibile che il mondo riconosce a Mercedes-Benz”. Restando in Germania BMW negli anni passati si è distinta attraverso BMW DesignWorks USA per alcuni progetti introdotti sulla scena nautica. Tra questi da segnalare Z60 imbarcazione a vela di 18 metri costruita nel 2008 dal cantiere belga Zeydon e le cui linee e proporzioni dell’opera morta e della tuga richiamano quelle della serie X prodotta dalla casa di Monaco di Baviera. L’esperienza di BMW DesignWorks USA nella nautica è proseguita l’anno successivo attraverso lo sviluppo del progetto del Deep Blue 46 scafo a motore di 15 metri lunghezza concepito per il cantiere Bavaria. Nell’elenco non poteva non mancare Aston Martin che ha lasciato la propria firma sulle linee dell’AM 37, imbarcazione open di 11 metri in grado di raggiungere una velocità massima di 50 nodi. Il progetto è il frutto del lavoro di un team composto da Quintessence Yachts, Frank Mulder che ha curato l’architettura navale e Marek Reichman, Chief Creative Officer e Design Director di Aston Martin. “Sono un designer e per me ogni prodotto è interessante” commenta Reichman “Tra i progetti più coinvolgenti ritengo che oltre alle auto e alla propria casa ci siano le barche.

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Sono oggetti bellissimi che trasmettono una sensazione di libertà, potenza, eleganza e velocità. E l’AM 37” continua Reichman “nasce da una collaborazione con Quintessence Yachts basata sull’idea di allargare gli orizzonti del mondo Aston Martin. Lo yacht rappresenta la naturale estensione del marchio perché trasferisce sul mare quel concetto di lusso ed eleganza propri di Aston Martin”. I riferimenti al car design si possono leggere in tanti dettagli a iniziare dal “cruscotto” in carbonio di chiara impronta automobilistica così come il volante impreziosito da inserti in pelle.

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Per le linee esterne lo sforzo maggiore è stato mantenere un equilibrio nelle forme e nelle proporzioni, risultato raggiunto facendo ricorso a un design pulito ed essenziale.

E sempre nel Regno Unito è da segnalare lo sforzo profuso da un’altra grande realtà che risponde al nome di Jaguar Land Rover. Se da un lato la Coppa America è stata il banco di prova per trasferire al team inglese Land Rover BAR le competenze maturate in termini di studi di aerodinamica dall’altro il mondo della nautica rappresenta per Jaguar una fonte di stimoli continui che hanno portato all’ideazione di un concept di barca.

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“Storicamente barche e automobili raccontano visivamente una sensazione di movimento” sottolinea Ian Callum Design Director di Jaguar che aggiunge “Questo è qualcosa che sento con passione e per questo mi piace il concetto di barca così come quello di automobile. Nelle barche, quelle a vela in modo particolare, trovo intrigante come l’equilibrio tra tecnologia e funzione riesca a generare un oggetto bellissimo. Uno yacht riesce a trasmettere un senso di purezza che non è secondo a nessuno. I car designer guardano con attenzione al mondo dello yacht design.

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Qualche anno fa in occasione del lancio dell’XF Sportbrake mi sono cimentato nel progetto di un concept di motoscafo Jaguar. È stata una grande opportunità per trasferire il mondo e la visione Jaguar su un oggetto che non fosse un’auto nel quale concetti come eleganza e prestazioni fossero ben evidenti” conclude Callum.

Restando nel campo dei concept da segnalare l’esperienza di Peugeot DesignLab.

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Grazie alla mano di Thomas Josson e Thomas Rohm Peugeot DesignLab ha dato vita a due intriganti concept di barca a motore e a vela nei quali è possibile cogliere lo stile della casa automobilista francese.

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Dal concept alla realtà il passo è breve soprattutto quando di mezzo c’è Lexus che all’inizio di quest’anno ha alzato il sipario sullo Sport Yacht. Al momento si tratta solo di un prototipo nato dalla volontà di Akio Toyoda, numero uno di Toyota e Ceo di Lexus International che ha voluto reinterpretare in chiave nautica lo stile Lexus.

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Il risultato è un’imbarcazione open di 12 metri le cui linee tese conferiscono un look sportivo e dinamico senza rinunciare al concetto di eleganza proprio della casa giapponese. Per la costruzione Lexus si è avvalsa della collaborazione del cantiere Marquis. Per lo scafo è stato scelto il CFRP un materiale composito con resina epossidica poliuretanica, rinforzata da un rivestimento in fibra di carbonio ampiamente utilizzato nella struttura delle vetture da corsa e delle supercar Lexus. Un progetto nel quale è stata coinvolta anche Videoworks  che ha curato il sistema audio-video integrato di bordo.

Niniette invece è il nome del progetto di un avveniristico yacht di 20 metri che vede coinvolti due pesi massimi quali Palmer Johnson e Bugatti.

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“Niniette è un membro della famiglia Bugatti a tutti gli effetti”, spiega Etienne Salomé, Design Director di Bugatti. Grazie all’asse marcato e alla verniciatura bicolore degli esterni, evidenzia gli elementi chiave del brand Bugatti.

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Nel rispetto del principio “la forma al servizio della prestazione”, le linee pulite e l’assetto dinamico dello yacht, combinati ai bordi fusi all’interno del profilo laterale  esaltano il riferimento alla nuovissima Chiron. “Niniette sarà sempre vista come una vera Bugatti, anche a grandi distanze dal porto”, ha dichiarato Salomé.

Nello scorso settembre, invece si è potuto toccare con mano il primo esemplare del Dynamiq GTT 115, motoryacht di 35 metri i cui  esterni portano la firma dello Studio F.A. Porsche. Anche qui i richiami al mondo dell’auto e in particolare alla Porsche 911 emergono soprattutto nel disegno dell’hard top e più in generale nello scafo, e nella sovrastruttura.

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Anche per gli interni molta attenzione è stata riposta nella scelta dei materiali tra i quali spiccano l’alluminio e il legno che combinati tra loro riportano alla memoria lo stile del cruscotto presente sulla Porsche Missione E. Brown. Per lo Studio F.A. Porsche non si tratta di una prima assoluta nella nautica.

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Verso la fine degli Anni 80 lo studio che ha sede in Austria si era già distinto per il progetto del Porsche Kineo scafo di circa 9 metri per la cui costruzione erano stati utilizzati materiali per l’epoca all’avanguardia quali kevlar, fibra di carbonio e Airex. A sottolineare ancora una volta come il mondo dell’auto da una parte e quello dello yacht design dall’altra rappresentino un valido laboratorio di idee.