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Shofukumaru by Nendo

Dai complementi d’arredo alle lampade. Dalle borse a una linea di cioccolatini; dai progetti di architettura fino alle installazioni a tema come quella pensata qualche anno fa per i grandi magazzini Le Bon Marché di Parigi.

Per l’architetto giapponese Oki Sato la creatività non conosce confini. La flessibilità e la capacità di spaziare a 360 gradi rappresentano la cifra stilistica e il tratto distintivo del suo lavoro e di tutti progetti che nascono nello studio Nendo da lui fondato nel 2002. Un termine quest’ultimo scelto non in modo casuale.

Nella lingua giapponese nendo significa “creta” il materiale forse più duttile e plasmabile che più di altri rilancia la filosofia alla base del lavoro dello studio.

Un percorso quello dello studio Nendo che ultimamente ha avuto nel mare una sponda fertile per dare vita a un progetto unico nel suo genere: Shofukumaru.

Non è il nome di uno sfarzoso megayacht bensì di una flotta di pescherecci oceanici di proprietà della Usufuku Honten, tra le più importanti compagnie ittiche della regione del Tohoku nel nord-est del Giappone.

Proprio uno di questi scafi è stato oggetto di un approfondito lavoro di ricerca da parte di Nendo con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita a bordo durante le lunghe campagne oceaniche per la pesca al tonno che, in alcuni casi, durano anche 10 mesi.

Da qui l’idea studiare il modo per rendere più sopportabile il soggiorno a bordo alleviando le condizioni di stress mentale e fisico alle quali è sottoposto inevitabilmente l’equipaggio il cui turnover specialmente tra i membri di età più giovane supera ancora oggi il 50 per cento.

La soluzione che lo studio Nendo ha escogitato per far fronte a queste problematiche passa attraverso un nuovo linguaggio visivo che ridefinisce radicalmente lo stile degli spazi interni e conia un nuovo modo d’intendere il design degli esterni per una barca da lavoro.

E così, per esempio, i motivi scelti per caratterizzare graficamente, esaltandole, le linee dello scafo e dell’opera morta traggono spunto dal logo della compagnia. La grafica di quest’ultimo è il risultato della combinazione dei simboli che nella tradizione giapponese rappresentano le montagne (Chigai-yama), la stella (Hoshi) e il numero 1 (Ichi).

Lo studio giapponese ha scomposto e ricomposto gli elementi del logo elevandoli a vero tratto distintivo estetico e funzionale sia degli esterni sia negli interni in modo da creare un percorso visivo improntato alla continuità.

Motivi geometrici costituiti da forme circolari alternate a linee si susseguono lungo lo scafo e caratterizzano anche i percorsi e i singoli ambienti della nave.

La vera sfida a livello progettuale è stata proprio rendere gli spazi a bordo idonei ai lunghi soggiorni in mare, una condizione questa che mette a dura prova la resistenza fisica e mentale dell’equipaggio.

Da qui l’idea di decorare gli interni facendo ricorso a linee rette e forme geometriche che nell’insieme evocano quelli di porte, finestre, smartphone, edifici, schermi di televisori ovvero tutti quegli elementi che riconducono alla quotidianità della vita sulla terraferma.

Una nave da pesca resta comunque un luogo di lavoro all’interno del quale i singoli ambienti assolvono a una precisa funzione. Onde evitare il rischio di creare uno stile troppo omogeneo che definisse i singoli spazi, come per esempio in un ospedale, lo studio nipponico ha adottato il criterio di abbinare in modo casuale i motivi geometrici centrando così l’obiettivo di rompere, a livello visivo, la monotonia non solo dei percorsi ma anche degli spazi stessi a bordo.

Anche l’arredo è stato oggetto di studi molto approfonditi. Oltre agli estetici l’attenzione si è focalizzata nel trasferire all’equipaggio, attraverso tutta una serie di accorgimenti, la sensazione di solidità e robustezza. Aspetti questi che nella quotidianità diventano indispensabili soprattutto per allontanare la sensazione di vivere in una condizione di galleggiamento costante.

Da qui la scelta di utilizzare forme di arredo che per esempio per i tavoli utilizzano piani con uno spessore più alto della media oppure nel caso degli sgabelli concepirli con la foggia dei ceppi ben ancorati al pavimento così da rilanciare l’idea della solidità.

Anche le altezze sottocoperta sono state ripensate per essere più alte della media. Non ultimo il wi-fi presente in tutti gli ambienti un modo questo per mantenere vivo il contatto con la terraferma anche nelle lunghe ore da trascorrere in mare.