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Ritratti: Walter de Silva

Per carità, non parlate a Walter de Silva di marketing! La sua idea di design e i principi ispiratori delle strategie di vendita proprio non vanno d’accordo.

©giovanni malgarini

©giovanni malgarini

«Le auto appartengono a un mercato in cui il marketing spadroneggia con messaggi forti e difficili da ignorare, ma le vere icone del design come l’arco di Castiglioni sono nate dalla mente del designer, non da quella degli strateghi delle vendite», spiega de Silva.

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Lecchese, classe 1951, de Silva è del resto cresciuto alla scuola della Fiat Anni 70 e si è poi formato con uomini come Rodolfo Bonetto, Franco Mantegazza e Renzo Piano. Come potrebbe essere affascinato dal marketing o dalle mode? Proprio lui che ha fatto del metodo, della disciplina e dell’etica (intesa come rispetto della funzionalità e dell’ergonomia) i suoi principali strumenti di lavoro a supporto dell’estro creativo.

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Perché dotato de Silva lo è di sicuro. Da piccolo disegnava auto ovunque, persino sui quaderni di scuola durante le lezioni. Le auto erano una vera e propria fissazione per lui, tanto che quando stava da due zie che abitavano a Milano, passava ore alla finestra a guardarle, finendo per immaginarsi alla guida.

@giovanni malgarini

Dopo le superiori avrebbe desiderato frequentare Automotive al Royal College of Art a Londra, ma a quei tempi studiare all’estero era appannaggio di pochi, così suo padre, che era responsabile della pubblicità in Fiat, riuscì a dargli una mano e a farlo assumere come tirocinante al Centro Stile Fiat, un luogo dove rigore e disciplina non mancavano davvero.

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Da lì, quella di de Silva è stata un’ascesa senza soste verso il successo.

Schizzi Agenda

Prima passa a Milano nello studio di Rodolfo Bonetto; poi a Torino nella neonata IDEA (Institute of design and Architecture) fondata da Franco Mantegazza e Renzo Piano; poi in Alfa Romeo e in Seat per finire nel gruppo Audi VolksWagen dove diventerà il capo design di tutti i marchi del Gruppo. Sue auto come l’Audi A6, l’Alfa 156, la VW Polo, la UP.

 

Ma suoi anche prototipi e show car incredibili che hanno ampiamente influenzato il mondo del car design. «La mia è stata una vita a giocare con le automobili», ha raccontato, «ma si è trattato di un gioco di equilibrio, fondato sui principi del rigore, della coerenza e del metodo».

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La stessa coerenza e lo stesso rigore che ha applicato anche alle sue brevi, ma incisive, incursioni nel mondo dell’industrial design.

con-tatto_incontro con Walter De Silva Galleria Carla Sozzani

 

TAV. BIANCO

Suoi sono, per esempio, la poltrona Luft di Poltrona Frau, le Leica M9 titanio e T, il tavolo CON-TATTO per Codice Icona, ma anche molti prodotti creati per Nicola Trussardi: dal seggiolino auto alle bottiglie d’acqua.

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Leica M9 Titanium ©StephanPick

Oggi Walter de Silva si dedica alle scarpe da donna, rigorosamente da sera. «Mia nonna faceva calzature da donna e da bambino. In casa si parlava solo di scarpe», spiega, «così ho sempre pensato che quando mi fossi ritirato dal mondo dell’automotive mi sarei dedicato a quello.

©matteoplatania

©matteoplatania

Oggi la nostra produzione è realizzata in collaborazione con la GGR di Sergio e Gianvito Rossi, ma non esula dai principi di etica, progetto e disciplina che ho sempre applicato a tutti i miei progetti», spiega. Le sue scarpe, infatti, sono state disegnate tenendo conto dell’impegno che rappresenta per le donne starsene erette su uno stelo di 10 centimetri, foss’anche solo per qualche ora.

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«Usiamo solo materiali italiani leggerissimi che consentano alle calzature di non pesare più di 150 grammi ciascuna», racconta ancora de Silva, «e ho cercato di posizionare il tacco fissandolo su tre punti in modo che le forze della gamba fossero ben distribuite e la calzata risultasse più comoda».

Schizzi WDS 040 Cloe

Un progetto che, più che etico, pare caritatevole, ma che come sempre accade nel caso del designer lecchese, ha una valenza estetica che incanta andando oltre le mode e i trend.

Schizzi WDS 023 Camy

Progetti che, abbiamo scoperto, includono anche una barca. «Quando negli Anni 80 i cantieri Baglietto passarono al Gruppo Rodriquez, Giampiero Baglietto mi chiamò per chiedermi se avevo voglia di disegnare una barca di cui esisteva già lo scafo. Era un 10,70 metri che allungammo di due metri e di cui disegnai la sovrastruttura e gli interni. Lo presentammo al salone di Viareggio e devo dire che per me, da sempre appassionato di mare, fu un’esperienza assai divertente», spiega de Silva.
Del resto che lui prediliga disegnare le forme in movimento non è un mistero per nessuno. Non a caso, tra i sogni ancora nel cassetto figurano aerei, sci e, perché no, qualche altra barca, magari proprio una di quelle di ultima generazione, mutuate dall’automotive.