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Ritratti: The A Group

Il design è presente in ogni aspetto della nostra vita. Nell’auto che guidiamo, nella casa che abitiamo. Perfino negli strumenti che utilizziamo per comunicare e lavorare. Tutto questo ha avuto un grande impatto sullo stile di vita e sul modo di vivere la quotidianità. C’è un livello di conoscenza e preparazione superiore rispetto a soli 10 anni fa. Ogni settore ha dovuto gestire questo processo di trasformazione cercando di far fronte alle richieste di una clientela sempre più esigente. Basta vedere com’è cambiato in questi ultimi tempi il mondo dei grandi yacht”. Un cambiamento che Richard Hein ha colto come una grande opportunità in un settore che nessuno come lui conosce meglio.

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Architetto navale e designer Hein ha lasciato il segno nello yacht design con The A Group e dal 1992 al 2004 è stato artefice del successo di una realtà come Oceanco ancora adesso tra i cantieri più apprezzati nel mondo dei megayacht. Una conoscenza e un’esperienza che si traducono in una visione che si potrebbe definire unica nel panorama nautico.

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Dalla A di The A Group alla V di VegaYachts, con l’apporto di Hein, l’alfabeto della nautica si arricchisce di nuovi termini concepiti proprio per andare incontro alle aspettative di una clientela che oggi si trova confrontarsi con un’offerta ancora più ampia. “Operiamo su più fronti” aggiunge Hein. “Curare gli interessi del cliente è il nostro primo obiettivo: dalla scelta del cantiere fino al design della barca passando per tutta quella serie di aspetti tecnici, legali, finanziari e burocratici che riguardano il progetto di uno scafo di grandi dimensioni. Oggi la ricerca della qualità è diventato un imperativo per il settore”. Un settore che data la sua particolarità rispetto all’automotive e all’aeronautica non può ancora definirsi industria.

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“La vera sfida sarà proprio recepire le normative che stanno diventando sempre più stringenti e rigorose sotto diversi profili a iniziare dalla sicurezza e dalla questione legata alle emissioni” prosegue Hein. Più che una rivoluzione si tratta di una naturale evoluzione nella quale l’innovazione tecnologica ha dato un grande impulso. “Un design fine a stesso non basta più” sottolinea Hein. “Se in passato paradossalmente c’era uno spazio di manovra più ampio pur disponendo di minori soluzioni, oggi lo scenario è completamente cambiato e a fronte di una disponibilità che, soprattutto in termini di materiali e tecnologie, è diventata molto più vasta è necessario avere soprattutto la competenza e la preparazione tecnica per operare in modo corretto”.

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La carta vincente ruota attorno al concetto di un design non più fine a stesso, ma in stretta correlazione con la funzione. Qualcosa di molto simile a quello che gli antichi greci avevano definito techne, ovvero il punto d’incontro ideale tra la componente artistica e quella tecnica. Una sfida vinta e che ha preso la forma e le sembianze di I Dynasty.

IDYNASTY

IDYNASTY

Un megayacht che a dispetto delle dimensioni, misura 101 metri di lunghezza, colpisce non soltanto per l’originalità delle linee esterne curate da The A Group (gli interni invece sono opera dello Studio Massari) quanto per l’elevato contenuto tecnico che porta in dote. Il settore ha visto negli ultimi anni progredire il fenomeno del gigantismo una questione questa che ha aperto nuovi scenari alla luce soprattutto di un’esigenza legata alla necessità di poter imbarcare più ospiti. Un contesto che a livello normativo ha richiesto la necessità fissare nuovi standard che oggi sono espressi attraverso il PYC (Passenger Yacht Code).

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Si tratta di un protocollo, ancora in fase di aggiornamento, che stabilisce i requisiti che uno yacht deve avere per trasportare da un minimo di 12 fino a un massimo di 36 ospiti. Un’operazione che sulla carta poteva sembrare facile da gestire, ma che nella realtà ha dovuto tener conto di tutta una serie di parametri tecnici molto complessi. “La sfida è stata proprio quella di seguire gli standard di sicurezza fissati dal PYC soprattutto in materia antincendio attraverso l’utilizzo di vie di fuga, porte tagliafuoco e l’impiego di materiali ignifughi o in grado di garantire una resistenza alla trasmissione del calore solo per fare un esempio” prosegue Hein. “Tutto questo senza dover rinunciare all’idea di creare qualcosa di unico ed esclusivo che rispondesse ai desideri del cliente.

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Ci siamo trovati ad affrontare uno scenario completamente nuovo che ha richiesto un cambio di mentalità, a tutti i livelli, nell’approccio al progetto” commenta Hein che aggiunge: “Non penso che un designer da solo possa concepire uno yacht di questa complessità senza un coinvolgimento diretto del cantiere. Si tratta di un processo di revisione costante nel quale la partita più importante si gioca sul campo dell’equilibrio tra i ruoli, del costruttore, degli ingegneri e del designer”. Una partita questa nella quale Richard Hein ha tutte le carte in mano per calare gli assi vincenti.