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Ritratti: Marc Sadler

«Si possono progettare – bene – una lampada, un martello, una sedia, un paio di sci, uno yacht. Non vi è molta differenza: l’importante è l’approccio, che deve fondarsi sulla curiosità e sull’ascolto. Perché ascoltare non significa perdere la propria personalità, bensì fortificarla e metterla a disposizione di un’azienda, per realizzare un prodotto forte e di successo».

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Parola di Marc Sadler. Francese nato in Austria ma cittadino del mondo (ha vissuto ed esercitato la professione in Francia, Stati Uniti, Asia e Italia, dove risiede attualmente a Milano), è nome affermato nell’industrial design, come dimostrano i molti riconoscimenti internazionali ricevuti, tra cui il Compasso d’Oro Adi per le lampade Drop (Flos, 1994), Tite e Mite (Foscarini, 2001), la libreria Big (2008, Caimi Brevetti) e il banco frigo-gelato Bellevue con tecnologia Panorama (IFI, 2014). Suo anche il famoso Paraschiena disegnato per Dainese – presente nella collezione permanente di design del Moma di New York – che gli ha assicurato un posto nell’Olimpo dello sport design.

Dainese Wave

Dainese Wave

Caratteristica fondante dei suoi lavori è la sperimentazione con compositi e materie plastiche. «Mi piace progettare oggetti utilizzando materiali solitamente usati in altri settori. Penso, per esempio, alla lampada Drop per Flos, che abbiamo realizzato con la gomma usata per le scarpe da jogging e inserti colorati. Inoltre, amo combinare materie apparentemente distanti tra loro, come teak e metallo, acciaio ed essenze pregiate, alluminio anodizzato e legno. Un tipo di ricerca che si presta molto al mondo dello yacht design, particolarmente sensibile a questo tipo di studi, soprattutto nel settore dell’outdoor in cui è d’obbligo sperimentare, anche nell’ottica della salvaguarda dall’erosione degli agenti esterni: per esempio, la sedia Bi disegnata per Infiniti – in materiale plastico accoppiato a inserti di legno – sarebbe perfetta per il ponte sole di un megayacht».

The Bi Chair

The Bi Chair

Ma non è questo l’unico motivo per cui Sadler è affascinato dal settore nautico. «Ho vissuto a lungo a Venezia, dove ho avuto anche una barca a vela, e amo tutti quei natanti che navigano sulla laguna, a vela, a remi, a motore: hanno il giusto link con il passato, con la forma antica che credo non vada mai ridisegnata troppo, altrimenti rischia di non corrispondere più al contesto. Non riesco a comprendere certi motoscafi troppo moderni, con vetri esageratamente curvi, colori eccessivi… Con ciò non intendo che apprezzo solo uno Stradivari dell’acqua, ma che in prodotti del genere non intravedo quella qualità che ritengo debba essere insita in ogni progetto: bisogna far sì che un oggetto rimanga senza tempo o comunque, se vogliamo imprimergli il nostro tempo, dobbiamo garantirgli la stessa qualità progettuale».

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E poi la luce. Il designer francese ha fatto dell’illuminazione uno dei propri cavalli di battaglia e poterla declinare nello yacht design è una possibilità che lo interessa molto. «Quando disegni una lampada, subentra il fattore emotivo, un po’ come quando un sarto disegna un abito su misura: entrano in gioco l’intensità, il colore, i giochi di ombre e di riflessi della luce. A bordo di una barca mi piacerebbe lavorare a una sorgente di luce che illumini una bella superficie, in modo che quest’ultima diventi essa stessa lampada nel momento in cui entra in contatto con la luce.

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Una lampada deve essere bella da spenta e da accesa, perché è l’oggetto in sé che deve piacere; deve prendere luce e diffonderla autoilluminandosi. Ecco, datemi un proiettore e una superficie all’interno di uno yacht e fate di me un designer felice. In realtà, qualche primo passo nel mondo nautico Marc Sadler l’ha già compiuto. Con il Gruppo Treesse, per esempio, ha messo a punto alcuni modelli di piccole piscine prive di bocchettoni e rubinetti – «esteticamente poco appaganti» – al posto dei quali è stato studiato un “canale” dal segno molto minimal che diventa esso stesso generatore di bollicine, getti e luce; il cantiere Dominator l’ha vista e ha deciso di portarla a bordo – sul sundeck – dei propri yacht.

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Lo stesso cantiere ha apprezzato e richiesto per i propri clienti un portachampagne da esterno, appositamente customizzato, fornito di piccoli freezer con un’autonomia di oltre 10 ore studiati per la piccola gelateria nomade Coolbox di Ifi. «Mi piacerebbe comunque fare qualcosa ad hoc, lavorare insieme a un cantiere per individuare una necessità del mercato e studiare per soddisfarla. Perché sono fermamente convinto che per la buona riuscita di un progetto di design sia necessaria la collaborazione. Uno yacht, come un tavolo o una scarpa da ginnastica, non deve essere disegnato dal designer, ma deve nascere dal lavoro di un team affiatato che ascolti le esigenze del consumer – in questo caso l’armatore – e le traduca in segni e poi in oggetti nel totale rispetto della tradizione della casa produttrice». È questo il design, secondo Marc Sadler.