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Il nuovo numero è in edicola

In&Out: nulla sarà più come prima. Un’espressione forte, ma indicata alla luce di quanto è successo in questa prima parte dell’anno. Abbiamo toccato con mano il valore di gesti che ritenevamo scontati e, dopo il periodo di confinamento obbligato a causa dell’epidemia da Covid-19, abbiamo capito quanto siano importanti. Così, quando ci siamo riappropriati della nostra libertà, non abbiamo potuto fare a meno di constatare come anche una passeggiata all’aria aperta sia qualcosa di non così scontato. Proprio il legame con l’ambiente esterno è diventato un tema centrale nelle riflessioni progettuali sia sulla terraferma sia nello yacht design. Qualche indizio già c’era. Basti pensare alla presenza sempre più “ingombrante” delle superfici vetrate usate per azzerare a livello visivo la distanza con il contesto circostante, che sia un centro urbano oppure il mare. Oggi però il livello del ragionamento ha fatto un salto di qualità che, complice anche l’effetto post-pandemia, non è escluso possa subire un’ulteriore accelerazione. La connessione con il mondo esterno non deve essere percepita solo a livello visivo, ma deve coinvolgere tutti i sensi e trasformarsi in un legame fisico. Siamo partiti da qui per realizzare il dossier Outdoor at Sea che trovate su questo numero. Un lavoro d’indagine che si avvale delle opinioni dei più affermati architetti navali e designer sul processo di trasformazione progettuale in atto e il cui impatto, a livello stilistico, diventa sempre più evidente. Inoltre, nell’ambito dello speciale, abbiamo scelto le migliori proposte ideate dalle aziende dell’arredo per l’utilizzo in ambienti esterni, inclusi quelli nautici. Perché se è vero che il processo di contaminazione tra residenziale e interior design nautico non è più una novità, è altrettanto vero che la partita oggi si gioca sugli spazi all’aperto. Nulla di nuovo in realtà come lo stesso Le Corbusier affermò quasi un secolo fa “Le dehors est toujours un dedans”. Ovvero l’esterno è sempre un interno.