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Tra le missioni del designer c’è anche quella di dare risposte concrete a precise esigenze. Ecco dunque che il lavoro d’indagine va oltre la logica di questioni puramente estetiche e sconfina nel campo della funzionalità. Vuol dire approcciare il progetto avendo ben presente le esigenze e le necessità di chi poi dovrà utilizzarlo. Questo vale per una sedia, una lampada, un’abitazione e una perché no anche una barca. E, a tal proposito, negli ultimi tempi il processo di trasformazione del modo in cui concepire gli ambienti a bordo di un’imbarcazione ha subito un’accelerazione mostruosa. Oggi, come ci conferma Enrico Gobbi di Team for Design, il vero lavoro di ricerca si sta indirizzando sempre di più nell’individuare nuove aree d’utilizzo. Prendiamo per esempio le aree di poppa. Da zone di servizio che ospitavano tender sono state adibite in un primo tempo ad accogliere le palestre. Poi, con il passare degli anni, si sono aperte sempre di più diventando vere e proprie beach-area allestite, in alcuni casi, anche con spazi dedicati al benessere. Ma con un limite. Il loro utilizzo, in molte occasioni, è però condizionato al fatto che la barca sia all’ancora pregiudicandone la fruibilità anche durante la navigazione. Oggi il lavoro d’indagine si sta focalizzando nell’esplorare nuove soluzioni per rendere questo spazio che svolge un ruolo sempre più centrale nelle attività ricreative di bordo vivibile in ogni momento. Un capitolo nel quale le pagine da riempire sono ancora tante e dove la carta dell’innovazione potrà fare la differenza. Proprio il tema dell’innovazione, inteso nella sua forma più estesa, rappresenterà un fronte sul quale si giocherà la partita più importante. E qui entra in gioco, ancora una volta, la figura del designer. “Innovare guidati dal design” scrive nel saggio Design Contemporaneo (Il Mulino, 2017) “vuol dire guardare al mondo degli oggetti con gli occhi e la mente di chi li utilizza; prestare attenzione alla loro usabilità e alla gestione dell’impatto (finora davvero poco sostenibile) che hanno sul pianeta e sulla nostra esistenza; prefigurare soluzioni tipologiche e funzionali che corrispondano ai mutati/mutanti modi di abitare, lavorare, divertirsi, muoversi, insomma di vivere”. Sempre di più oggi si sta facendo strada una consapevolezza sull’impatto nell’ambiente che certe scelte potranno avere tra chi ha il compito e la responsabilità di progettare prima e in seguito produrre, e chi poi usufruirà di quel bene o di quel prodotto. La posta in palio è alta ma la sfida è davvero affascinante.